Hot in Public » Hot in public. Arte, educazione ed ironia || TEnSIoni 27.03.10


Hot in public. Arte, educazione ed ironia || TEnSIoni 27.03.10


Nel 2007 ho fondato lo Studio creativo Hot in public, nato dalle ceneri dell’Associazione omonima. Fin dall’inizio, oltre ad essere il posto in cui porto avanti parte della mia produzione artistica, è diventato un luogo di aggregazione, un misto tra spazio espositivo, spazio ludico e laboratorio in cui l’ironia è il collante tra gioco e conoscenza. Discussioni a tema, esposizioni, serate estemporanee, mani interminabili di briscola chiamata e performance improbabili sono stati momenti di dialogo nato e maturato dal continuo confronto con le persone che sono passate ed hanno reso vivo lo Studio portando con sé il proprio vissuto privato e professionale negli ambiti più disparati. Conseguentemente a quanto espresso in queste righe nasce l’idea di concepire la discussione della Tesi come una performance da realizzare all’interno dell’aula, dello spazio appositamente allestito come se fosse lo studio Hot in public o, per meglio dire, una “sintesi” di quest’ultimo. L’intento dell’esposizione è quello di ricreare, tramite l’ausilio di una selezione di opere, lo spirito che è alla base della mia concezione di arte, della mia poetica maturata anche all’interno di un percorso accademico ricco di persone e dialoghi ed al quale, in quest’occasione, rendo merito.

Sto partendo dal mio vissuto personale, “tirando le somme” di un tragitto che è il risultato di anni di studi e di esperienze lavorative in cui mi sono spesso soffermato sui termini arte, educazione e laboratorio creativo.

Studio, esperienze lavorative, esperienze in generale. Chiunque ne ha fatte e sicuramente non tutte interessano a tutti. Quindi, partendo da questo presupposto, non è mio interesse pretendere di interessare, non è il verbo pretendere quello che mi interessa. Ripongo più interesse nel verbo comunicare e nella parola dialogo. Credo sia questa una delle cose che ritengo più interessanti.

Avendo lavorato come Educatore Assistente alla Comunicazione mi sono ritrovato a dover parlare di didattica e, più in generale, di pedagogia. Ciò mi ha portato a ragionare sulle possibili attinenze che quest’ultima potesse avere con la mia passione principale, l’Arte. Ho iniziato delle riflessioni sul senso, sui significati di queste due parole, sulle loro implicazioni. Se arte vuol dire anche comunicare e dialogare e la pedagogia può essere intesa come la <<disciplina del dialogo>> (Marco Dallari, La dimensione estetica della paideia. Fenomenologia, arte, narratività p.25, Erikson, Trento 2005), ne consegue che arte e pedagogia debbano avere un legame e, forse, potremmo considerarli ingredienti dello stesso cocktail da assaporare durante il percorso chiamato esperienza. In altre parole, facendo riferimento ad Arnheim (Rudolf Arnheim, Pensieri sull’educazione artistica, Aesthetica, Palermo 1992), sosterrei che l’osservazione completa o, per meglio dire, la fruizione completa, non possa prescindere da una componente educativa e da una artistica.

Questo è il fondamento del mio lavoro individuale e del modello di laboratorio creativo che cerco di portare avanti fermamente convinto del grande potere che l’arte può avere nell’indagine, nella conoscenza e nella divulgazione di quest’ultima. Si tratta di un continuo riordinare gli appunti, fermarsi e ripartire sviluppando sempre maggior spirito critico nei confronti di quello che ci circonda, autoeducandosi ed educando senza trascurare una buona dose di ironia utile soprattutto in situazioni caratterizzate da mancanza di forze ed abbondanza di “forse”. Fare arte è già insegnare. E le modalità sia di fare arte che di insegnare sono molteplici.

Nel testo in questione parlo di teorie, apprezzabili o meno, e presento un progetto didattico spero ben strutturato ed esaustivo. Cerco di esporre, spesso umoristicamente, il percorso intrapreso. Cerco di evidenziare il potenziale d’indagine dell’arte. Cerco il valore estetico della conoscenza. Cerco. <<C’è un momento in cui si insegna quel che si sa; ma subito dopo ne arriva un altro in cui si insegna quello che non si sa: questo si chiama cercare. Ciò significa, alzarsi dalla sedia e mettersi in moto verso lo sconosciuto>> (R. Barthes, Lecon, citato da Ernesto L. Francalanci, Estetica degli oggetti, il Mulino, Bologna 2006). Alzarsi dalla sedia, aprire la porta ed uscire, guardarsi intorno consci della perdita di stabilità che comporta l’alzarsi. Ed è proprio la perdita di stabilità il rischio maggiore, sia nel lavoro artistico individuale che in quello educativo; anzi, probabilmente è proprio in quest’ultimo che il rischio aumenta e che bisogna ricordarsi il fatto che un approccio vivo e critico a ciò che ci circonda vuol dire soprattutto fare propria la dialettica dell’arte scoprendone il profondo valore pedagogico. Significa vendere l’anima al dialogo.

…BREVE RESOCONTO

La riuscita della performance è stata determinata soprattutto dalle persone che vi hanno assistito diventandone parte integrante ed indispensabile e la cui presenza ha conferito valore alle mie parole. Il “dialogo  teorico” si è fatto “dialogo palpabile”. Queste righe sono quindi un ringraziamento a tutti i partecipanti senza i quali l’evento sarebbe stato privo di significato e privato della sua componente ironica. Qui sotto si trovano alcuni fotogrammi del video che a breve (spero) sarà online.

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